A REGGIO PER IL CENTENARIO DI DON ITALO CALABRÒ

Un ricordo che diventa responsabilità

di Pietro Bucolia – Consulente finanziario e narratore economico

Ci sono figure che non appartengono solo al passato, ma che continuano a respirare dentro le nostre vite. Don Italo Calabrò è una di queste. Il 25 settembre, nella Basilica Cattedrale di Reggio Calabria, si celebra il centenario della sua nascita. Io e Isabella saremo presenti con una grande emozione nel cuore: non per un semplice anniversario, ma per rendere grazie a un uomo che ha segnato profondamente la nostra storia e quella di un’intera comunità, ed in modo speciale del nostro borgo di San Giovanni di Sambatello.

La forza di un Vangelo incarnato

Don Italo non parlava mai per slogan: parlava con la vita. La sua parola era essenziale, concreta, capace di arrivare al cuore dei giovani e degli ultimi. Guardava ai problemi senza retorica, ma con quella pazienza che nasce solo dall’amore profondo per Dio e per l’uomo. Era parroco, padre, fratello. Sempre pronto ad incoraggiare, a sostenere, a richiamare ciascuno – ed in particolare noi che siamo cresciuti sotto la sua guida – alla dignità dei propri doveri, alla bellezza della propria vocazione ed al coraggio di slanci evangelici.

Una voce libera contro le ingiustizie

La sua fede non fu mai disincarnata. Con coraggio si oppose alle infiltrazioni criminali, denunciò l’ingiustizia sociale, prese posizione quando tanti tacevano. Non aveva paura di sporcarsi le mani, di “indossare il grembiule” – come lui stesso diceva – per servire. Ed è proprio in questo che il suo ministero resta profetico: unire contemplazione e azione, Vangelo e carità, spiritualità e responsabilità civile.

Una memoria che diventa responsabilità

Celebrarne il centenario non è solo guardare indietro. È sentirsi chiamati oggi, in un tempo di nuove paure e fragilità, a riprendere il suo testimone. Don Italo ci ricorda che la fede non è mai chiusa in sacrestia: è strada, è incontro, è costruzione di futuro.

“Tutti possiamo modificare la realtà – diceva – perché siamo creature libere e razionali. E, per chi crede, c’è la provvidenza di Dio che fa andare avanti verso lidi più sicuri.”

Un’eredità che continua

L’iter per la sua beatificazione, avviato nel 2023, è già un segno di come la sua vita abbia lasciato un’impronta indelebile. Ma la santità di don Italo non è solo nelle carte ufficiali: è nella memoria viva delle persone che ha guidato, nei giovani che ha amato, nelle famiglie che ha sostenuto, nella città che ha servito.

Per questo, tornare a Reggio non è un viaggio della memoria. È un pellegrinaggio che porta dentro di sé la grande emozione di chi si sente ancora figlio di quella luce mite e forte, capace di illuminare i nostri passi.

Domani questo pensiero diventerà esperienza concreta nella nostra Cattedrale. Ne scriverò con l’emozione di chi ha visto e ascoltato da vicino.