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Nel nome di don Italo Calabrò, anche a Moncalieri

di Pietro Bucolia – Presidente GióProtagonisti ODV | Amici per il futuro dell’uomo

Reggio Calabria, ottobre 2025.

A un secolo dalla nascita, la città ha ricordato don Italo Calabrò, “Servo di Dio”, con il conferimento del Premio Reale, riconoscimento intitolato all’on. Giuseppe Reale, figura di alto profilo morale e politico, fondatore della Fondazione Mediterranea e promotore di numerose iniziative culturali e sociali.

Il premio, ideato e sostenuto dalla stessa Fondazione insieme al Lions Club Reggio Calabria Host, rappresenta un segno concreto di come la città continui a onorare coloro che hanno dedicato la vita al bene comune.

Come ha ricordato la Gazzetta del Sud, don Italo fu un uomo di Chiesa “sempre alla ricerca del bene comune”, capace di coniugare spiritualità e azione, contemplazione e costruzione.

Entrato appena quindicenne nel Seminario Regionale Pio XI, venne ordinato sacerdote nel 1948 nella Cattedrale di Reggio Calabria.

Da allora la sua vita fu un intreccio di servizio, mitezza e giustizia, vissuti fino in fondo, fino all’ultimo giorno nella casa che aveva donato per l’accoglienza dei poveri.

Nel nome di don Italo Calabrò, anche a Moncalieri

L’esperienza che oggi prende il nome di GióProtagonisti ODV – Amici per il futuro dell’uomo affonda le sue radici nel 2006, quando nacque a Moncalieri Scienza & Vita Moncalieri, ispirata al carisma di don Italo Calabrò.

Fu un laboratorio di pensiero e di comunità, nato dal desiderio di portare nel territorio una cultura della vita capace di unire scienza, etica e responsabilità civile.

Moncalieri, 2006 – Il giorno della costituzione ufficiale di Scienza & Vita Moncalieri di fronte al notaio.

Un gruppo di amici, accomunati dallo spirito di don Italo Calabrò, diede vita a un progetto civile e culturale che oggi continua nel cammino di GióProtagonisti ODV.

Il progetto nacque da una mia idea e fu poi fondato e animato insieme ad altri amici che ne condivisero lo spirito e il valore umano, civile e spirituale, mossi da quella mia spinta ideale nata e maturata sotto la guida personale di don Italo Calabrò, di cui fui giovane collaboratore parrocchiale a Reggio Calabria, a metà degli anni ’80.

Anni intensi e formativi, in cui imparai che la carità non è un’emozione ma una forma alta di intelligenza e di libertà, che educare significa accompagnare e non imporre, e che servire è la più concreta espressione della verità.

Quelle giornate, trascorse accanto a lui tra parrocchie e opere sociali, hanno lasciato un’impronta profonda: l’idea che ogni azione, per essere autentica, deve nascere da un atto di fiducia.

Da quella stessa convinzione sono poi nati incontri, laboratori e percorsi educativi dedicati ai giovani, alla famiglia e alla cittadinanza attiva.

Nel 2013 vide la luce il Premio Don Italo Calabrò per l’educazione dei giovani, promosso a Moncalieri per riconoscere chi si distingue per impegno, altruismo e servizio alla comunità.

Poi, nel 2025, quell’esperienza si è naturalmente evoluta in una nuova forma:

l’associazione GióProtagonisti ODV, che continua ad agire raccogliendo il testimone spirituale e rilanciando la missione educativa.

Un cambio di nome, ma non di anima: la stessa passione per la vita, lo stesso sguardo verso i giovani, la stessa certezza che ogni uomo è chiamato a lasciare un segno di bene nella storia.

Ricordiamo che…

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative dedicate a lui, segno di un affetto che attraversa il tempo:

dal Premio Don Italo Calabrò di Reggio e Moncalieri,

ai progetti di cittadinanza attiva e volontariato giovanile,

fino ai convegni e ai percorsi formativi che uniscono fede, cultura e responsabilità civile.

Tra queste, anche l’iniziativa del 25 settembre, che ha raccolto a Reggio Calabria la comunità civile e religiosa attorno al suo messaggio di carità e libertà.

Alla cerimonia del Premio Reale hanno partecipato figure che, in modi diversi, hanno continuato a riconoscere il valore del suo esempio: l’avv. Aldo De Caridi, già presidente del Lions Club Reggio Calabria Host; il dott. Antonino Liotta, della Fondazione Mediterranea; il prof. Giovanni Siclari, presidente della Piccola Opera Papa Giovanni; la dott.ssa Caterina Marino e l’avv. Vincenzo Mollica, insieme a Giuliana Barberi, presidente del Lions Club.

La targa commemorativa è stata ritirata da Giovanni Malgeri, nipote di don Italo, con parole di profonda gratitudine e speranza.

Un maestro che continua a parlare

Anch’io, come tanti, mi riconosco in quell’eredità.

Da don Italo ho imparato che la carità non è un sentimento, ma una forma alta di intelligenza: quella che unisce la concretezza del fare alla luce dello spirito.

Mi ha insegnato che servire gli ultimi non è un gesto di bontà, ma un atto di giustizia;

che la mitezza è una forza rivoluzionaria;

che il potere autentico è il potere di amare senza condizioni.

Oggi, anche nella mia professione, porto quella lezione dentro ogni relazione, ogni progetto, ogni scelta.

Perché la finanza, se vissuta come servizio, può diventare un atto di fiducia e di carità civile: un modo per costruire futuro e restituire dignità.

Oltre la memoria, una chiamata

Oggi, a un secolo dalla sua nascita, la voce di don Italo continua a chiederci concretezza.

Come hanno ricordato i promotori del Premio Reale, “i fatti concreti e il lascito morale di don Italo testimoniano la legittimità della richiesta di beatificazione”.

Nel percorso che la Chiesa riconosce ai testimoni della fede, “Servo di Dio”, “Venerabile” e “Beato” non sono titoli equivalenti, ma tappe progressive verso la santità:

– Servo di Dio è chi ha avviato il processo di riconoscimento;

– Venerabile è chi ha vissuto in modo eroico le virtù cristiane;

– Beato è chi, dopo il riconoscimento di un miracolo, può essere venerato pubblicamente in una comunità o diocesi.

Don Italo è oggi Servo di Dio, ma per chi lo ha conosciuto e ne porta viva l’eredità, è già un testimone di santità reale, operante nella storia.

E in attesa che la Chiesa lo dichiari Venerabile, la comunità lo sente già Santo, perché il suo esempio ha generato libertà, coraggio e speranza.

Da Reggio a Moncalieri, dai giovani alle famiglie, dai volontari ai professionisti, don Italo resta il maestro di un modo nuovo di essere uomini: fermi nella fede, concreti nell’amore, liberi nella verità.