EDUCARE ALL’AFFETTIVITÀ PER PREVENIRE LA VIOLENZA DI GENERE

In un Paese dove l’educazione affettiva non è ancora materia scolastica, serve il coraggio di riconoscere che prevenire la violenza di genere passa dalla scuola, dalla cultura e dalla responsabilità condivisa.

di Pietro Bucolia – presidente GioProtagonista ODV – Amici per il futuro dell’uomo

Chi ha paura dell’educazione all’affettività?

Nel 2025, questa domanda dovrebbe suonare superata. E invece continua a risuonare con forza, ogni volta che si solleva il dibattito sull’introduzione dell’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole italiane.

C’è chi teme che parlare di sesso e sentimenti possa confondere le idee ai più giovani. Chi paventa derive ideologiche. Chi suggerisce che sia meglio lasciare questi temi al privato, alle famiglie. E così, ancora una volta, si alza un muro di silenzio.

Un vuoto educativo che costa caro

Eppure, il paradosso è evidente. Non fare educazione affettiva non significa che i nostri figli restino “neutri”. Significa semplicemente che a educarli saranno altri: i social, i media, la pornografia, la strada.

Significa lasciarli esposti a stereotipi tossici, a messaggi distorti, a un’idea delle relazioni fondata sul possesso, sull’oggettivazione, sul dominio. Le radici della violenza di genere, spesso, affondano qui.

Tre femminicidi al giorno. E ancora ci chiediamo se serva educare?

Nonostante i dati drammatici – con una media di tre femminicidi al giorno – in Italia l’educazione all’affettività non è ancora una materia scolastica obbligatoria. Dal 1990 a oggi sono state presentate 37 proposte di legge sul tema. Tutte naufragate.

Il nostro Paese resta fanalino di coda in Europa su questo fronte, e il ritardo non è più giustificabile.

Un approccio sistemico per un cambiamento culturale

C’è però chi lavora per colmare questo vuoto. All’Università Bicocca di Milano è stato recentemente presentato un progetto che va in questa direzione, con il sostegno della Fondazione Una Nessuna Centomila (presieduta da Giulia Minoli) e della Fondazione Gucci.

Obiettivo: promuovere l’introduzione strutturata dell’educazione all’affettività fin dalla scuola primaria e rafforzare la formazione degli insegnanti, guardando anche alle buone pratiche europee.

“Basta con l’illusione che la violenza di genere sia un’emergenza. È un dato strutturale fondato su un patriarcato antico e deleterio, che può essere rovesciato solo con una metodica e strutturata formazione dell’autonomia critica dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.”

– Giovanna Iannantuoni, Rettrice Università Bicocca

Educazione come cura, anche per la comunità cristiana

Anche il mondo ecclesiale si sta muovendo. Il Servizio nazionale tutela minori della CEI ha avviato un percorso di educazione all’affettività in collaborazione con vari uffici pastorali.

L’obiettivo è costruire strumenti concreti, condivisi, efficaci. Lavorare insieme per una cultura del rispetto, del riconoscimento, della differenza come valore.

Educare all’affettività è una scelta di responsabilità

Se davvero vogliamo prevenire la violenza, dobbiamo agire prima. Non dopo.

Educare significa dare strumenti per comprendere sé stessi e gli altri. Significa creare spazi in cui la parola “consenso” abbia un significato, in cui la vulnerabilità non sia una debolezza, in cui la differenza non sia un pericolo ma una ricchezza.

Il tempo dell’attesa è finito. Il cambiamento passa anche da qui.

Come associazione GioProtagonista ODV – Amici per il futuro dell’uomo, crediamo profondamente in questa direzione. Continueremo a promuovere percorsi formativi e iniziative che mettano al centro l’affettività come fondamento della dignità e della convivenza umana.